È un grande giardino formale, concepito per essere guardato dall’alto, denominato “Crispin de Pass” (riferimento ad una tavola dell’Hortus Floridus di Crispin Van de Pass - 1614), con un impianto geometrico a ventaglio delle aiuole in bosso con bulbose e fiori arricchito da uno splendido arredo scultoreo costituito da una fontana neorinascimentale, da balaustre, obelischi, erme ed esotici pavoni, statue e putti firmati da Valentino Panciera detto Besarel (1829-1902).
È una realizzazione straordinaria allineata con il revival che si andava imponendo in Inghilterra e che risente dell’ispirazione del pensiero dell’architetto edoardiano Sir Reginald Blomfield (1856-1942) con elementi architettonici e ars topiaria all'insegna del recupero della storia e della progettazione unitaria di casa e giardino, che nel volume "The Formal garden in England" propugna il ritorno alla tradizione del giardino seicentesco.
Il giardino di Vescovana manifesta in ogni suo elemento le due anime di Evelina Van Millingen: la forte radice inglese, -che si esprime nel gusto vittoriano-, mitigata dal rispetto per la secolare storia dei Pisani, si salda con la tradizione del giardino all’italiana e diviene un armonioso incontro tra un impianto fortemente architettonico e la naturalità del parco circostante.
La presenza di statue, vasi e fontane si deve chiaramente all’influsso del “giardino all’italiana”.
Intorno alla metà del 1800 si era affermato, soprattutto in Toscana, il gusto per l’Italianate garden filtrato del gusto Vittoriano.
Nel Veneto Asburgico questa tendenza non aveva trovato riscontro se non a Vescovana, dove la proprietaria colta e cosmopolita che poteva vantare tra i suoi ospiti i Principi del Galles, realizzò questo particolare impianto con vasi, statue e fontane, fino a farlo diventare un “unicum” di questa tipologia di giardino.